Il Sagrantino bianco

Il Sagrantino Bianco è un vero e proprio nuovo "individuo" in possesso dello stesso DNA del Sagrantino come oggi lo conosciamo, con l'unica differenza di avere gli acini bianchi.


Dopo oltre 
10 anni di ricerche, portate avanti da un team di dieci agronomi, siamo riusciti ad ottenere un vitigno che, pur non esistendo in natura, era latente nei caratteri genetici del Sagrantino rosso. Il risultato è stato ottenuto con l'autofecondazione, uno dei metodi per il miglioramento genetico della vite più comunemente e più a lungo usati per costituire nuove varietà, che consente di ottenere linee pure di uno stesso vitigno. Pur comprendendo l'intervento dell'uomo, non ha nulla a che fare con la genetica molecolare e il transfer di geni. A differenza del miglioramento genetico per via vegetativa, che sfrutta l'eterogeneità dei caratteri che si manifestano a seguito di mutazioni gemmarie naturali o indotte (come nel caso, per esempio, dei Pinot bianco, grigio e nero), il miglioramento genetico per via sessuata è fondato sulla disgiunzione dei caratteri che rivela tutte quelle che sono le potenzialità genetiche di uno stesso individuo.


Nei vecchi vigneti di Sagrantino abbiamo scelto, isolato e fatto autofecondare piante diverse. Dai grappoli ottenuti per autofecondazione, abbiamo ricavato i semi, che abbiamo piantato in un campo sperimentale, facendoli diventare delle piantine. Dopo una prima selezione fra la popolazione ottenuta, abbiamo scelto circa 250 genotipi propagati successivamente per via vegetativa, fra questi dei Sagrantino grigi, naturalmente rossi e bianchi. 



Questo lavoro ci ha, dunque, permesso di svelare tutti i caratteri genetici del Sagrantino, sia quelli dominanti che quelli recessivi, fra cui anche gli acini bianchi. Inizialmente, scoprendo gli acini bianchi, pensavamo di non aver isolato a sufficienza dal contatto con altri pollini le piante autofecondate. Al contrario, gli esami del Dna hanno confermato che si trattava proprio di Sagrantino: un Sagrantino bianco dal punto di vista fenotipico, ma rosso dal punto di vista genotipico. Ciò farebbe supporre che nella genealogia del Sagrantino ci sia stato anche un Sagrantino bianco che, con questo carattere non dominante nella sua evoluzione, è come se fosse stato abbandonato. L'esperimento rientra nel lungo lavoro che da anni stiamo svolgendo per sviscerare tutte le qualità del Sagrantino, dalla sua variabilità genetica a tutte le possibili caratteristiche insite nella varietà, sia per operare la selezione dei cloni migliori, sia per scoprire l'origine genetica di questo vitigno. 

Tale lavoro avrà delle ricadute anche sul piano culturale. I dati raccolti permetteranno, attraverso l'analisi del DNA e la genetica comparativa, di ricostruire l'esistenza o la non-esistenza di nessi di parentela fra il Sagrantino e altri vitigni. 


Dal punto di vista produttivo 
la prima vendemmia di uve Sagrantino bianche ha avuto luogo nel 2006 nei vigneti sperimentali estesi su 10 ettari. Le uve sottoposte alle analisi del caso, ci permetteranno di stabilire se possiedono le caratteristiche per essere vinificate in via definitiva e produrre un nuovo vino, il Sagrantino di Montefalco Bianco.