Il cantico di Benozzo



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Il cantico di Benozzo

la Repubblica - Viaggi 20.06.2002.

Il vangelo della, natura, di frate Francesco ha ispirato gli affreschi della chiesa di Montefalco che il Gozzoli ha dipinto a metà del ‘400

Se non qui, dove? Non è un interrogativo, un dubbio: è la recherche che accompagnerà anche il più laico dei viaggiatori attraverso una geografia dello spirito tracciata dal genio, sostanziata dalla sacralità del creato. Se non qui, dove frate Francesco avrebbe potuto scrivere il suo vangelo della naturalità? E' una levità dell'anima ciò che vi resterà dall'incontro con luoghi dove la ruralità si fa eleganza, il paesaggio stupore, l'arte meraviglia e le architetture medievali si trasformano da arcigni edifici in delicati scrigni di umane vicende. 

Non sarà per caso che la vostra madeleine sarà un calice di vino perché la recherche qua non è struggente introspezione, ma solare lettura del rapporto tra l'uomo e la terra. Il qui è Montefalco. L'hanno chiamata la "ringhiera dell'Umbria". Avvertite la peculiarità della parola: ringhiera. Evoca atmosfere domestiche e popolari, ha un ritmo brioso e un significato inclusivo. Perché Montefalco attrae: lascia al solo sguardo libertà di correre sul collinare orizzonte. La beatitudine degli occhi è il tema di uno spartito che armonizza arte eterna e secolare divenire, contrappuntato dai piaceri del bicchiere e del desco. 

Gli occhi che Benozzo di Lese di Sandro riempie di luce, di severità, di spirito. Quelli di San Francesco piantati in quelli di San Domenico, quelli del Cristo che si fa pellegrino, quelli dell'uomo semplice che implora lo Spirito. I nostri occhi catturati dal fresco della chiesa di San Francesco, un evento pittorico unico. E' il motivo del nostro viaggio attraverso il rinascimento umbro "scritto" da Benozzo a cui il Vasari dette il cognome di Gozzoli. Montefalco che del grande fiorentino, "dipintore" e allievo del Beato Angelico, è con Orvieto e San Gimignano il luogo d'elezione, gli dedica una mostra che è evento memorabile. Quasi mai si è proposta una così densa rassegna della pittura tra trecento e cinquecento nei luoghi dove essa si è prodotta. Tanto che gli affreschi della vita di San Francesco, narrati nella chiesa omonima che è anche sede della pinacoteca di Montefalco, diventano paradigma del paesaggio intorno. A cominciare da quell'ampolla di vino che Benozzo dipinge sulla tavola francescana. Ci parla del Sagrantino. E' il vino simbolo di Montefalco che si dice fu prodotto dai frati francescani per dir messa e di cui ancor oggi nel tessuto urbano resistono antichissime vigne dichiarate monumento vegetale. 

Le incontrerete vagabondando per le salite carraie, costeggiando l'antico Spedale, giungendo in piazza e salendo in cima alla torre del Municipio da cui si annuncia il capolavoro Umbria. Vista da lì sembra davvero un affresco del buon Dio. Leggiamolo dunque, come faremo con l'opera di Benozzo. 

A nord s'intravede Perugia, appena più sotto Foligno che alla "capitale" contese in armi e più volte la legazione di Montefalco. Foligno merita l'incontro perché del tessuto medievale conserva intatti non solo le strutture urbane ma anche gli usi. Assisi è oltre. La culla francescana appare da qua remota geograficamente, ma presentissima è la cultura del "poverello" che tuttavia il Gozzoli riveste di aristocratica ascesi. Così come aristocratico appare, guardando a Est, Spello

E' avvolto sul suo colle, con una sassosa eleganza. A Spello troverete un altro grande: il Pinturicchio nella chiesa di Santa Maria Maggiore. E non dimenticate la salita al Monte Subasio, suggestiva ascesa tra boschi e oliveti. Più prossima a Montefalco ecco Bevagna disegnata dal Clitunno (struggente è l'ingresso nella cinta muraria dagli antichi lavatoi) che ha un teatro gioiello e un'atmosfera d'antica nobiltà narrata dagli splendidi mosaici romani. E poi Trevi. Qui si racconta sommamente la civiltà dell'olio, qui il Pinturicchio e Giovanni di Corraduccio hanno lasciato mirabili tracce della loro arte, qui da Sant'Emilia godrete l'impareggiabile vista sulla valle del Clitunno che romanticamente aspetta di ammaliarvi alle sue Fonti e con il tempietto romano che celebra il dio delle acque. E' luogo che immaginerete popolato di Ninfe ed Elfi. Che l'immaginario pagano non contrasta con la sacralità francescana, perché complice l'armonia dei luoghi costruisce un'Arcadia del bello e del naturale. 

Guardando verso Spoleto (la città da sola vale una visita) ecco Castel Rittaldi, dove l'arte sacra di Tiberio d'Assisi è condensata dalla bella pieve di San Nicola. E ancora a raccontarci la ricchezza del paesaggio e dell'arte diffusa ecco Giano dell'Umbria che regala la visione della chiesa di San Michele, altro scrigno d'arte. Appena oltre sta Gualdo Catteneo di cui mirabile è la torre cilindrica e dove in Sant'Agostino troveremo un notevole affresco della bottega dell'Alunno, protagonista di tutta la scuola pittorica umbra quattrocentesca. Un'arte che racconta per immagini di questa millenaria civiltà rurale, ancor'oggi leggibile nei vigneti, nelle olivete, nei sapori d'Umbria. Di questi panorami il genius loci risiede nel ciclo di San Francesco a Montefalco. 

Benozzo, quasi avesse riscritto con la figurazione i versi del Cantico, narrò in quei "quadri" non solo la vicenda spirituale, la biografia del Santo, ma le sue terre. Ancor'oggi Fratello Sole le fa splendide di vita, sorella Luna le ombreggia di spirito. E' il vangelo di frate Francesco. Quello della natura. E se non qui, dove?