L'epoca moderna



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L'epoca moderna

Nell’Ottocento, il Calindri, nel suo Saggio geografico, storico, statistico del territorio Pontificio, cita Montefalco al vertice «[…] dello Stato per i suoi vini […]». È proprio in questo periodo che il Sagrantino, da sempre votato alla scarsa produttività, comincia a ricevere importanti riconoscimenti.

 

Nel 1875 viene fondata la Commissione ampelografica dell’Umbria, istituita per studiare le condizioni dell’allevamento della vite nella regione e per suggerire modalità di inserimento dei vini umbri all’interno del grande commercio. Le sottomissioni ampelografiche di Gubbio, Terni, Spoleto e Foligno sono particolarmente attive, distinguendosi per le relazioni di grande valore, per le notizie tecniche riportate e per le interessanti descrizioni sulle pratiche di allevamento e di vinificazione tipiche delle zone di riferimento.

Notevole risulta essere la descrizione ampelografica condotta nel 1879 sull’uva Sagrantino.

 

Nozioni generali del vitigno e sua indole. Il germogliamento è precoce, la vegetazione robusta a getti diffusi, resistente alle brinate e all’oidio. Si mette in terreno calcare, a cottura mista, affidato agli oppi. Si pota a otto o nove occhi; fiorisce alla prima metà di giugno; segue l’andamento della stagione nell’allegagione, per cui è incerta la fruttificazione e in annate propizie abbondante. Matura nella prima metà di ottobre e si usa per vino.

Parte legnosa. I tralci sono ruvidi al tatto, poco grossi, duri al taglio, senza speciale colore. I nodi poco grossi, gli internodi vicini, le gemme tomentose e sporgenti.

Parte erbacea. I viticci sono poco frequenti; la foglia completa di grandezza media, consistente, nella pagina superiore di colore verde-chiaro, macchiata in rosso vinoso, ruvidetta, rugosa, ondulata, non pelosa; vellutata e di colore verde-chiaro nella pagina inferiore. Ha 5 lobi regolari, allungati, con i seni poco profondi e stretti, aperti al margine i laterali, chiuso quello alla base. La dentatura è larga, acuta, spiccata, uncinata. Le costole sono pochissimo rilevate non rosseggianti al centro. Il picciuolo è un poco più corto della nervatura mediana.

 

Dal 13 al 20 settembre 1925 si tiene a Montefalco una mostra fieristica regionale di vini e oli. Le cronache del tempo raccontano di una meravigliosa galleria in cui trovare tutto il repertorio dei vini Umbri. In questa circostanza un’attenzione particolare è riservata al Sagrantino; l’amministrazione comunale della città istituisce un premio al migliore Sagrantino dell’esposizione e la giuria conclude i lavori con la premonitrice convinzione che «questa produzione, talora limitata a qualche barile e condotta senza una tecnica razionale, [può] raggiungere una qualche importanza commerciale».

Il Sagrantino è esposto nella sezione della mostra dedicata ai vini dolci e aromatici, ma viene anche presentata una versione asciutta, considerata il punto di partenza di una trasformazione che molto tempo dopo avrebbe dato i suoi migliori frutti.

 

Nel 1971 l’ente di sviluppo dell’Umbria lancia una produzione sperimentale di “vino Sagrantino” e l’anno successivo la Cantina cooperativa di Foligno comincia la vinificazione del Sagrantino secco.

 

Nel 1973 viene presentata la domanda di riconoscimento per la DOC Montefalco.

 

Nel 1979 il Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste (oggi Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali) pubblica il decreto di riconoscimento della Denominazione di Origine Controllata per il Montefalco nelle versioni Rosso e Sagrantino Secco e Passito. Nella Tipologia Rosso Di Montefalco, oltre al Sangiovese e al Sagrantino obbligatori, sono previste varietà come Barbera, Montepulciano e Merlot. Il disciplinare detta regole rigorose circa le condizioni ambientali e la coltura dei vigneti, atte a conferire alle uve e ai vini le loro caratteristiche esclusive.