Tra muri, orti e chiostri



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Tra muri, orti e chiostri

Dove la storia del Sagrantino non ha mai subito battute d'arresto

A Montefalco si percepisce il respiro profondo del passato, che si unisce a quello del presente. Tra le mura di conci rosati, lungo i vicoli stretti, protesi a guadagnare la grande luce della Vallata, poche viti di Sagrantino. 

Tenaci, restano a segnare, nella continuità dei gesti e delle tradizioni, la sutura tra le epoche. Ancora opulente ad ogni vendemmia, esse raccontano di un'antica presenza di vigne domestiche cinte dai muri alti degli orti, testimoniano l'amore ininterrotto e costante, la predilezione duratura di Montefalco per questo vitigno che ne è simbolo, ricchezza, orgoglio. Seguirne le tracce attraverso il groviglio delle case strettamente addossate ai contrafforti avvolti da aloni d'ombra, è addentrarsi in un territorrio ideale e ritrovarvi, nella rara simbiosi tra vite e pietra, la suggestione della presenza umana, come restituita al quotidiano del Tempo. 

Nel luminoso largo della «Castellina» forti arbusti sarmentosi, creature vive, conservate dalla volontà attenta dell'uomo. In «via de' Vasari» sulle mura, come in una duecentesca sinopia, è scritto il continuo mutare del progetto dell'uomo, del sentimento di sé, delle sue aspirazioni. Le case vi si allineano quasi in processione silenziosa, si alternano a timidi orti coi muri di sasso e di calcina da cui sfuggono ombre di verde, a «chiuse» da cui la vegetazione prepotente trabocca sul caldo laterizio rosato. 

Dietro le porticine dipinte di antico, flagellate dal sole e dal gelo di mute stagioni, s'indovinano le vigne generose di un tempo, di cui resta il ricordo in brevi filari di vite. In questo borgo il connubio tra la vita dei campi e quella artigiana fu felice. 

L'intima natura di Montefalco è fatta di umiltà, rigore, forza, di tenaci legami con la terra, da sempre la sua vocazione. Davanti ad un antichissimo pozzo, a cui a lungo si è dissetata la zona, abbarbicate alla facciata delle case vicine, altre viti di Sagrantino. Accanto alle più vetuste, che allargano sui muri le loro braccia secolari, giovani vitigni da poco rinnovati, sorretti con cura da sostegni indolori: suggeriscono l'idea rassicurante di una gioventù pronta a sostituirsi alla vecchiaia per garantire la continuità dell'esistere, quella di un cammino parallelo tra uomo e terra, capace di perpetuare quel rapporto empatico che in passato l'uomo seppe vivere con l'ambiente, mantenendolo intatto per i posteri come un'opera d'arte.