Rolland e Caprai: promuovere l’Umbria nel mondo anche grazie al Sagrantino

Si è svolto ieri l’evento di presentazione dell’edizione italiana del libro di Michel Rolland, il guru del vino mondiale che dal 2015 collabora con l’Azienda agricola Arnaldo Caprai. Un’occasione per fare il punto anche su strategie e visioni per il futuro non solo enologico ma anche turistico dell’Italia e dell’Umbria.

22 LUGLIO 2020
Montefalco (PG)

Usare il vantaggio competitivo dalle sue eccellenze per promuoversi nel mondo. Questo è quello che dovrebbe fare l’Umbria, unendo le forze e mettendosi in rete: un ambasciatore è sicuramente il Sagrantino di Montefalco, tra i protagonisti martedì sera di una serata evento organizzata dall’Azienda agricola Arnaldo Caprai in occasione della presentazione dell’edizione italiana del libro Il guru del vino (Ampelos Edizioni) di Michel Rolland, l’enologo di fama internazionale unanimemente riconosciuto come il maître à penser del vino mondiale. «Rolland è l’uomo che meglio di tutti interpreta il gusto dei consumatori nel mondo e per questo, cinque anni fa, l’ho voluto come nostro consulente – spiega Marco Caprai dell’Azienda agricola Arnaldo Caprai -, con lui possiamo veramente pensare di fare quell’ulteriore salto di qualità con l’obiettivo di fare numeri importanti anche a livello turistico». Ne sa qualcosa Caprai che negli anni Ottanta ha intuito il potenziale di un vitigno dimenticato come il Sagrantino e, assieme all’Università di Milano, ha lavorato incessantemente per il suo rilancio riuscendo a costruire contemporaneamente anche una rinascita di tutto il territorio.

Tra un piatto e l’altro del menu cucinato da Gianfranco Vissani, Rolland ha snocciolato aneddoti e punti di vista sul mondo del vino: la sua visione, ad esempio, per il comparto enologico italiano è quella della necessità di sviluppare il mercato domestico, oltre che di guardare all’Asia, mercato dove i prodotti made in Italy secondo l’enologo possono crescere bene. Marketing, secondo Rolland, è la parola d’ordine per le imprese del vino, oltre che il rafforzamento del valore del brand e la continua ricerca di innalzare la qualità dei vini. Rolland, che è il re dell’assemblage (cioè di vini prodotti con uve di vitigni differenti), in Umbria si sta invece mettendo alla prova con i monovarietali: Sagrantino in primis, ma anche Merlot, Pinot Nero, Sauvignon, Chardonnay.  «Il Sagrantino – sottolinea Rolland – è un vitigno che ha personalità marcata, ma è possibile educarlo e indirizzarlo. Nel mondo del vino si ha successo quando si è in grado di proporre qualcosa di originale e il Sagrantino ha la capacità di essere unico. Devo dire però che anche il Merlot Belcompare che stiamo facendo a Montefalco sta dando dei gran bei risultati». Non da meno il Pinot Nero Malcompare, che sta già ottenendo bei riscontri da parte della critica. Rolland non è nuovo a questi successi, il suo palma res in 45 anni di carriera è impressionante, ma nel suo libro racconta soprattutto la sua storia personale, quella di un figlio di viticoltori destinato a subentrare nella proprietà di famiglia, ma voleva di più: con un pizzico di fortuna, tanta determinazione e una buona dose di coraggio questo ragazzo del Libournais è diventato l’enologo più ricercato e mediatico del pianeta. Un profilo caratteriale che emerge, pagina dopo pagina, e che delinea un uomo che afferma che «a settant’anni non si hanno poi molti più sogni da realizzare», ma il suo sguardo tradisce le parole e fa intravedere nuovi progetti all’orizzonte. Lo conferma anche quanto racconta nella prefazione del suo libro: «Ho iniziato con l’enologia quando tutto doveva ancora essere inventato e testato. Ho avviato, nonché accompagnato, i più grandi cambiamenti nella viticoltura e nella vinificazione. Ho viaggiato ai confini del mondo, in tutte le latitudini, per minare le convinzioni dei dubbiosi. Ho assemblato diversi vitigni che si pensava fossero inconciliabili. Ho scoperto terre che si pensava fossero ingrate e sulle quali oggi spuntano orgogliosi ceppi di vite. Ho incontrato uomini singolari che avevano a cuore l’idea di produrre vini unici, di gran carattere, in paesi dall’improbabile destino viticolo. L’entusiasmo è ciò che dà luce alla vita. Lo ripeto spesso: nulla si può intraprendere se non si nutre un forte desiderio e se non si guarda oltre il tempo presente». Il vino? «Tutta una questione di passione, amore e curiosità», conclude Rolland. Tre ingredienti fondamentali tanto per l’enologo francese, quanto per Marco Caprai, e che stanno alla base di una collaborazione dall’alto valore aggiunto di cui può beneficiare tutta l’Umbria.

AZIENDA AGRICOLA ARNALDO CAPRAI IN SINTESI
Poche altre cantine in Italia e nel mondo vengono identificate immediatamente solo citando il nome della denominazione a cui appartengono, come la Arnaldo Caprai, simbolo essa stessa del Sagrantino di Montefalco. Una realtà unica, sinonimo di eccellenza italiana, capace di creare vini fuori dal comune per profondità, eleganza e longevità: non solo rossi, ma anche bianchi. Il merito di questa avventura iniziata alla fine degli anni Settanta è di Marco Caprai, figlio di Arnaldo. È stato lui, infatti, più di chiunque altro a credere nella ricchezza del Sagrantino, reinterpretandolo in chiave moderna, attraverso i più innovativi metodi di produzione e di gestione aziendale, che gli hanno permesso di conquistare così i favori del pubblico e della critica di tutto il mondo. Non da meno i bianchi: il Grecante Arnaldo Caprai, 100% Grechetto, è riuscito a conquistare la Top100 di Wine Spectator.
Una grande azienda, la Arnaldo Caprai, che custodisce un’anima green, considerando fondamentali le tematiche riguardanti la sostenibilità, la tutela e la salvaguardia dell’ambiente. Il punto di osservazione resta sempre lo stesso: cercare di comportarsi in armonia con i cicli evolutivi naturali, preservando e valorizzando il territorio in cui si opera. Per questo l’azienda ha deciso di creare un Sistema di Gestione Ambientale conforme alle normative internazionali, sviluppando un protocollo volontario territoriale di sostenibilità ambientale, economica e sociale del processo produttivo.
È in questo contesto senza pari, che nascono vini di indimenticabile stoffa, complessi ed eleganti, capaci di raccontare il meglio di tutta una regione, l’Umbria.

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